Dalla "Ferraretto Massimiliano e figlio" alla Fiaba; 100 anni di Attività di Maria Pia e Bruna.

Il ricordo delle testimonianze e confidenze dei miei suoceri Vittorio e Carolina mi hanno spinto a scrivere la storia della famiglia Ferraretto a partire dal lontano 1923. Con queste righe desidero, insieme al resto della famiglia, che tutti possano conoscere ed apprezzare il sacrificio, la tenacia e la volontà di fare e di costruire, delle persone che ci hanno preceduto.
Desidero inoltre scusarmi anzitempo per le eventuali imprecisioni od omissioni presenti nel racconto e mi auguro che questi ricordi facciano sentire più uniti e consapevoli che quanto abbiamo oggi lo dobbiamo al costante lavoro dei nostri bisnonni, nonni e genitori.

Logo FVC Ferraretto Vittorio Camisano

Logo FVC "Ferraretto Vittorio Camisano", il marchio a caldo presente sui primi utensili in acciaio

Nel 1923 Massimiliano Placido Ferraretto con il figlio Vittorio di 24 anni, abitanti a Sarmego di Grumolo partono in treno da Grisignano di Zocco alla volta di Milano per presentare all'Esposizione del Risveglio Industriale e Commerciale di Milano la loro produzione artigianale di coltellacci, roncole di varie misure, coltelli, manaressi, sgorbie e trivelle per legno, graticole per polenta, sfere per abbrustolire il caffè. Con questi attrezzi di ottima qualità, fatti con professionalità artigianale, oliati e lucidati per l'occasione ed avvolti in tela di sacco, ottengono un alto riconoscimento con Croce al merito e Medaglia d'Oro, premio che tutt'ora noi conserviamo con grande orgoglio. Pochi anni dopo, all'età di 53 anni, Massimiliano Placido muore, lasciando in eredità i suoi insegnamenti al figlio Vittorio.
Massimiliano aveva sposato Anna Gottardo ed era andato a vivere in casa di lei, che era figlia unica di un genitore fabbro. Anche Anna muore giovane a 48 anni lasciando, oltre a Vittorio, altre 3 figlie Angela, Antonia e Romilda che viveva ancora con lei. Di Ferraretto Massimiliano e Anna Gottardo sappiamo poche cose perché mia suocera Carolina Cogo visse poco tempo con loro.

Diploma di croce al merito e medaglia d'oro Ferraretto Massimiliano e figlio

Milano 1923. Importante riconoscimento all'Esposizione del Risveglio Industriale e Commerciale della ditta "Ferraretto Massimiliano e Figlio"

Massimiliano Placido Ferraretto

Massimiliano Placido Ferraretto

L'attività viene portata avanti dal figlio Vittorio che, nel 1928, si trasferisce con la famiglia a Camisano in via Mancamento.
Con la vendita di un piccolo podere che possedevano a Montà di Padova e con un prestito in contanti ricevuti dal Sig. Gemo di Colzé, acquistano circa quattro campi e vi fabbricano sopra una casa: quattro stanze sotto, con l'entrata, e quattro stanze sopra.
In una stanza al piano terra c'era la cucina, nella stanza fianco c'era il laboratorio con la forgia, le incudini e tutti gli attrezzi da lavoro. Nelle altre due stanze c'era il deposito di materiale e la cantina.
Sotto le scale il secchiaio. Al piano superiore, sopra la cucina, dormivano Vittorio e Carolina con la loro figlia Anna di un anno, nata a Grumolo il 15 maggio 1927. Sopra il laboratorio dormiva Romilda. Una stanza era detta delle chiocce perché Carolina vi metteva le galline a covare.
II primo gennaio del 1929, nasce Placido primo figlio e il 2 marzo 1933 nasce Marcelio Giuseppe. Nel frattempo la vita continua come al solito, al mattino c'erano i mercati settimanali, mentre il pomeriggio, a casa, era dedicato alla costruzione e la riparazione di attrezzi. Si facevano i mercati di Montegalda, Mestrino, Gazzo, Piazzola, Padova e Camisano. Al mercato andava sempre Vittorio con la sorella Romilda e quando i numerosi impegni familiari lo permettevano, andava anche Carolina.

In ogni paese la famiglia lasciava in custodia a qualcuno il banco dove si esponeva la merce e anche una grossa cassa dove si riponevano gli attrezzi più pesanti. Il resto degli attrezzi si portava con il portapacchi sulle biciclette. Al mercato di Montegalda qualche volta i familiari si sentivano umiliati perché il sig. Gemo sovente rimarcava: «Se non hai i soldi, non importa, mi darai la cesura», che significa il terreno. Allora Vittorio, Romilda e Carolina lavoravano giorno e notte per potere estinguere il loro debito. Per ampliare la loro gamma, andavano così al "maglio" dei signori Paulon di Quinto a comperare i badili di alta qualità, perché nei loro intendimenti la qualità doveva essere sempre la migliore. Non acquistavano mai merce di basso costo. Il loro fondamentale insegnamento era: "QUALITÀ BUONA PERCHÉ È MEGLIO PERDERE I SOLDI CHE LA STIMA"

Menara

Più tardi, vicino alla cantina viene fabbricata la stalla. Una parte di questa serve a Carolina per le mucche e un pezzo più piccolo per il cavallo, che fino ad allora stava nella cantina. Sopra la stalla c'era il fienile e sul davanti il portico.
Nel 1942 Vittorio viene richiamato alle armi, sottolineo richiamato perché aveva fatto anche la guerra del 1915¬1918 come ragazzo del '99. Era guarito dalla "spagnola" (malattia mortale per moltissima gente) con una ubriacatura a Villa Opicina, proprio nel giorno di conclusione della guerra.
A settembre 1942 nasce Annunzio Romano. Il tempo passava e al mercato si andava con il cavallo. Un giorno però arrivarono le guardie ed il cavallo fu requisito. Venne così acquistato un motocarro Benelli di produzione artigianale, ma poco dopo anch'esso fu requisito.
Si andò, allora, a noleggio di un asino con un carretto a due ruote alte, con il solo cerchio di ferro, da Narciso Zamunaro, ma poco dopo anche lui venne richiamato alle armi, inviato con l'esercito nella campagna di Russia, da dove non tornò più. Si noleggiò allora un mulo dal sig. Milani, ma anch'egli dopo un po', per motivi di famiglia, cessò di lavorare.

Famiglia Ferraretto 1934

1934 circa — Ferraretto Vittorio con la famiglia. Alle spalle di Vittorio si intravvede un macchinario dell'officina

Si passò allora a un tandem, che trainava un cassone con ruote e una bicicletta. Zia Romilda, Anna e Placido continuano ad andare ai mercati. Chi rimaneva a casa doveva arrotare le lame ai contadini, fare gli "essi" (ganci a forma di esse) per aggiustare le catene delle mucche e fare gli attrezzi, compresi quelli poi esposti alla fiera di Milano.
Nel frattempo la guerra continuava e cresceva la paura per i rastrellamenti. Sotto le botti in cantina si pensò di scavare un tunnel, che terminava nel campo, verso la proprietà "Barbieri", e che, eventualmente, sarebbe stato utile per scappare. La paura era tanta, i bombardamenti erano continui nella vicina stazione ferroviaria di Grisignano. Si sentivano le bombe cadere e le contraeree che tentavano di abbattere gli aerei. Finalmente un giorno di aprile del 1945 si percepì che la guerra era ormai alla fine, i tedeschi si stavano ritirando. Si fermarono in casa Ferraretto perché volevano mangiare. Mamma Carolina mandò Marcelio a casa del signor Canella per riprendere la pentola grande che aveva loro prestato. I tedeschi videro il bambino e lo presero per metterlo davanti all'asino che si era bloccato e non avanzava. Placido vide il fratello passare e gridò: «Scappa! Scappa!», così il piccolo Marcelio corse a nascondersi e vi restò a lungo.

Nel 1950 muore Romilda, che era stata per Vittorio il braccio destro nella vendita e anche negli acquisti. Intanto Placido era cresciuto e di giorno in giorno pensava sempre a fare qualcosa in più di quello che si faceva.
A casa, nella camera delle chiocce nacque un piccolo laboratorio dove si costruivano pungisalami. Per levigare îl legno fu fabbricato una specie di tornio che funzionava con una bicicletta. Vi lavoravano Marcelio e Placido, aiutati dagli amici Carbognin. Quando scendevano dal laboratorio, sembravano tutti mugnai tanto erano pieni di polvere di legno.
Ai mercati si cominciò ad andare con un camioncino che sostituiva il vecchio motocarro. Cresceva la necessità di possedere in casa una scorta di carburante per arrivare il prima possibile ad esporre la merce, senza ulteriori perdite di tempo.
Nel frattempo, anche molte altre persone si motorizzavano e visti i pochi soldi che circolavano, spesso rimanevano senza carburante nel rettilineo di strada fra Grisignano e Camisano. Bussavano allora dai Ferraretto nella speranza di trovare qualche litro di carburante. Si pensò, così, che una pompa di benzina poteva portare un ulteriore guadagno.
Il mercato di Padova si teneva al sabato e, dopo il mercato, Placido passava nei banchi della concorrenza a salutare gli amici, offrendo loro i prodotti che venivano

Falcetto

fatti per la vendita all'ingrosso: i pungisalami e gli "essi". I concorrenti compravano e ridendo lo chiamavano "l'industriallle" con 3 "elle".

La casa era stata costruita, come si dice, in economia. I serramenti erano stati acquistati a Padova come pure le porte interne, la ringhiera della scala recuperata da un'abitazione in demolizione. Le finestre e le porte della casa erano fatte in base alla misura dei serramenti. Vengono quindi apportate delle migliorie. Rifatti i soffitti delle camere, dietro la cantina viene aggiunta una stanza, che servirà da lavanderia (lissiara) e, sopra la lavanderia un piccolo e basso granaio. Dalla parte della cucina, ma attaccata al deposito, viene costruito il primo pezzetto di officina. A mamma Carolina resta libera la stanza del laboratorio. Con grande entusiasmo acquista un tavolo quadrato, quattro sedie, una poltrona ottomana e un portafiori (tutto di seconda mano) e l'adibisce a tinello.
Nel 1955 circa entrò in casa Ferraretto un rappresentante di Milano, il sig. Andrea Cademartori, che ammirando la volontà di lavorare e l'impegno di tutta la famiglia, propose di costituire una società. Unendo le prime tre sillabe dei due cognomi nacque il marchio "Fercad".
Andrea Cademartori non era sempre ben visto dal papà Vittorio che, pur essendo orgoglioso del lavoro dei figli, temeva per le sue proprietà. Un giorno si recò in banca, alla quale la famiglia si rivolgeva per qualche prestito, solo per dire: «Non date soldi ai miei figli perché mi mangiano i canapi!».

Vittorio Ferraretto

Vittorio Ferraretto

Si comincia a commerciare lame per segoncino e arrivano le prime 20 lame Sandvik, marchio prestigioso che doveva dare fiducia alla clientela. Si pensa di costruire l'arco per la sega. A Bolzano si comprano i primi archi tedeschi per copiarli. Si ricavava il tendilama da una striscia di lamiera con una cesoia e, successivamente, piegata a mano. Vicino al muro del terzo pezzo di capannone si fa la sagoma alle curve dell'arco, mentre due ragazzi lo piegano a mano seguendo questa curva. Per gli archetti mignon c'era da mettere la maniglia di gomma, che consisteva in un pezzo di tubo rigato e tagliato a misura. Veniva bollito in un grande recipiente e infilato ancora caldo. Le mani erano sempre arrossate dal calore.
Si compera il primo albero per sega circolare per copiarlo e migliorarlo, e così per tanto tempo si costruiscono anche gli alberi per i banchisega.
Ben presto si avverte la necessità di acquistare una pressa che possa sostituire il lavoro della cesoia. Giunge voce che c'era una bella pressa d'occasione in vendita e si prendono i contatti con i venditori.
Un giorno Placido, Marcelio e Mario Zaccaria (il tecnico principale della nostra ditta) partono per fare il possibile acquisto. Arrivati sul posto vedono questa bella pressa rimessa a nuovo, la accarezzano per sentire se ha qualche difetto, la ammirano pensando al risparmio di denaro e di fatica, ma appaiono un po' perplessi. C'era lì un bambino che guardava. Mario gli va vicino e gli chiede: «È mai stata rotta questa pressa?» Il bambino rispose: «Siii, l'abbiamo saldata tre volte!». Tornarono a casa mortificati, ma felici per non essere stati imbrogliati. Così acquistano una pressa di media dimensione, ma nuova.ZappettaDecidono poi di andare in Svezia, dove c'erano molti prodotti per l'agricoltura, per i boschi e tutta merce di qualità. Partono Placido e Cademartori, senza il passaporto, per non dover aspettare un altro mese e si fanno fare un visto ad ogni ambasciata.
Il viaggio in treno è costruttivo perché loro due si studiano a vicenda. Strada facendo, stanno bevendo una grappa nel vagone ristorante, mentre passano sotto ad una galleria, e Placido mette subito la mano sopra il suo bicchiere, perché non si sa mai cosa faccia Andrea, il quale immancabilmente dopo un secondo, approfittando del buio, si sta prendendo il bicchiere di Placido. Si arrabbiano, l'uno per la poca fiducia e l'altro per la mancanza di onestà.
Placido e Marcelio esprimono il desiderio dì sposare le rispettive fidanzate, così si comincia a creare posto anche per loro. Davanti al primo pezzo di officina e vicino alla cucina di allora, si costruisce uno stabile con al piano terra una bella sala, al primo piano due camere da letto grandi e una più piccola sul davanti. Sul retro si costruisce il primo magazzino.

Intanto si lavora alle novità viste in Svezia. Si nota subito che l'archetto per le seghe era ovalizzato, in questo modo l'arco si impugnava meglio ed era più

Segoncino

resistente. Si studia, quindi, un modo per ovalizzarlo. Mario Zaccaria con Lino Capparotto, che in quel momento era il falegname che aveva realizzato i serramenti del nuovo stabile, inventano una macchina che ovalizza l'arco. A questa nuova, importante, macchina lavorano solo persone di grande fiducia, come Angelo Gottardo, e qualche altro. Si lavora di sera e quando nessuno la può osservare. La macchina ovalizzatrice, quando non era in funzione, veniva sempre coperta da un tendone.

Durante il giorno si lavora e si imballa la merce per essere pronta al mattino per la spedizione. Al tornio, che al momento occupava la stalla del cavallo, si fa il turno anche di notte.
A ottobre 1960 Placido sposa Ettorina Marostegan, A maggio 1961 si sposa Marcelio con Maria Pia Greselin. In occasione del pranzo di nozze di entrambi i matrimoni, viene addobbato a festa e decorato il terzo pezzo di capannone. Sono due belle feste in famiglia con i parenti e tutti i collaboratori.

Famiglia Ferraretto 1952

1952 circa - da sx: Placido, Annunzio, Annamaria, mamma Carolina, papà Vittorio e Marcelio, in via Mancamento a Camisano Vicentino

Si comincia a saltare qualche mercato perché, al momento di partire, nessuno ha tempo: tutti sono occupati in altri lavori. Il camion deve servire a consegnare il materiale che si commercia e quello che si produce. Si pensa di fare un capannone che possa contenere i torni, le presse, i trapani a colonna e tutti gli attrezzi che pian piano venivano acquistati. Si tracciano le fondamenta di questo capannone e purtroppo, anche questa volta, viene coperto di cemento l'orto di mamma Carolina che, pur orgogliosa del capannone, dice: «Questa volta l'orto lo faccio vicino a Barbieri». Ai dipendenti che c'erano, si unirono anche i muratori e ben presto si formò una bella compagnia che aveva bisogno dei servizi igienici. Ce n'era uno solo per tutti, con scarico diretto sulla concimaia, rialzato di un gradino. Non c'è il problema dell'acqua corrente, era sufficiente la pioggia. Il capannone cresce bello e luminoso con il soprastante tetto a denti di sega. E' l'orgoglio di tutti, ma poco prima di essere ultimato, un grande dispiacere ci rattrista. In un incidente in macchina muore Mario Zaccaria, alla vigilia delle sue nozze. Era stato anche testimone di nozze di Marcelio e Maria Pia. Annunzio aveva cominciato a lavorare a fianco di Mario nelle riparazioni delle prime motoseghe che avevano importato dalla Svezia, la "Typhon", che purtroppo si era rivelata di qualità mediocre.

Dopo una visita alla fiera di Parigi, ai primi del 1961, viene importata la motosega "Husqvarna". Le prime arrivate sono proprio quelle esposte alla fiera di Parigi, provenienti dalla Svezia e, subito dopo, in una cassa grigia provvista di manici di cuoio, arriva per via aerea una motosega tutta smontata, perché fosse disponibile per un ricambio urgente. Intanto la ditta "Husqvarna" manda materiale pubblicitario e invita ad andare a sostenere e incitare i suoi piloti di motocross a Gallarate e a Imola. Annunzio segue Placido e si appassiona a questo sport che lo terrà impegnato per anni con risultati lusinghieri. La prima moto se la costruisce di notte con pezzi nuovi o di seconda mano. In seguito riesce a gareggiare con la "Bultaco" e diventa campione triveneto della cilindrata 250. Nella vetrina del negozio si possono ancor oggi ammirare i suoi numerosi premi e più di ottanta coppe per i primi e secondi posti ottenuti.

Famiglia Ferraretto anni '60

Anni Sessanta. La numerosa famiglia Ferraretto

A luglio 1961 nasce Nadia, primogenita di Placido e Ettorina. Nonna Carolina non teneva la cucina calda d'inverno. La stufa veniva accesa solo per cucinare e mangiare. Maria Pia ed Ettorina erano in dolce attesa e avevano sempre freddo. Pensando che presto sarebbero arrivati altri due bambini, si decise di acquistare una lavatrice per sollevare le donne e mettere il riscaldamento in casa, che avrebbe così riscaldato anche l'ufficio che aveva preso il posto del tinello della nonna.
Il 13 settembre del 1962 nasce Mario, primogenito di Maria Pia e Marcello. Mario resta all'ospedale per 40 giorni per un trauma da parto e rimarrà sempre a letto o in carrozzina. A nove anni, accudito sempre con immenso amore dalla mamma, dopo tante sofferenze Mario vola in paradiso.
Era stato chiamato così in memoria di Mario Zaccaria. Tredici giorni dopo nasce anche Roberto, figlio di Placido e Ettorina, che cresce bene, ma soprattutto è sano e corre dappertutto con la sorella Nadia.
Placido ed Andrea decidono allora di trasferire l'attività a Vicenza. Avevano acquistato la casa dei signori Tommasini in via Leoncavallo e di li a poco si iniziò il trasferimento dell'ufficio, del magazzino oltre al personale: impiegati e magazzinieri. Noi, i rimanenti componenti dell'originaria famiglia Ferraretto, siamo rimasti a Camisano con i nonni e il capannone nuovo.
Gli anni Sessanta sono ancora nel cuore di molti per lo spirito e la voglia di intraprendere, lasciando alle spalle la guerra, con le tante sofferenze e i lutti. La ripresa economica era già cominciata, bastava continuare a lavorare giorno e notte.
FalcettoL'attività della famiglia Ferraretto negli anni Sessanta continua con la costruzione dei segoncini di varie misure, a cui vengono montate le lame svedesi Sandvik. Vengono poi imballati in scatole di cartone e spediti ai rivenditori italiani, assieme ad altri articoli di nostra produzione, come manici portafalci, manici diritti o curvi e sempre in ferro, alberi per banchi-sega e taglia-tronchi.
Tutto viene costruito e verniciato a regola d'arte per durare nel tempo. Le spedizioni vengono fatte per mezzo di pacchi postali; per ferrovia, se ingombranti e destinate a luoghi lontani.
A luglio 1963 Annunzio parte per il servizio militare facendosi apprezzare sia come artigliere di montagna, sia come fabbro ferraio per gli zoccoli dei muli, di cui il battaglione era dotato. Si trova proprio a Belluno quando la sera del 9 ottobre 1963, succede il disastro del Vajont. Intorno alle ore 22 e 40, un'immensa onda alta più di trenta metri, generata dalla frana del monte Toc sull'omonima diga, si abbatte su Longarone, causando più di duemila vittime innocenti. Annunzio è uno dei soccorritori. Svegliati a notte fonda, verso le quattro del mattino, i militari sono già sul posto e devono aspettare le prime luci dell'alba per rendersi conto di quello che è successo.

Annunzio vi rimane da volontario per 25 giorni, addetto al cimitero di Fortogna, dove vengono scaricate le casse con i defunti e avviene il riconoscimento da parte dei familiari. L'anno seguente, a ottobre 1964, ritorna alla propria vita in famiglia senza più parlare di quello che aveva visto e vissuto.

Coltellaccio

Riprende subito a lavorare, a fianco di papà, mamma, Marcelio, Anna e Maria Pia, alla forgia, al tornio, affila le lame per le motofalciatrici BCS (anche 150 in una mattina), fa il meccanico per le prime motoseghe e cura anche la vendita. Marcelio si dedica alla fabbrica e visita i clienti in tutta Italia.

Nel 1965 nasce la ditta "Fiaba s.n.c"., acronimo di "Fabbrica Italiana Attrezzature Boschive Agricole". Il lavoro continua, e per soddisfare la richiesta di tante persone che conoscevano "Vitorio favaro" ancora dai mercati di Camisano, Piazzola sul Brenta, Prato della Valle (PD), Gazzo Padovano, Montegalda, e che apprezzavano l'ottima qualità dei vari attrezzi. Zia Anna, i fratelli e Maria Pia avviano una piccola attività di rivendita in una porzione di capannone con due vetrine, vicino alla cucina, dove mamma Carolina fa da mangiare per tutti. A volte Carolina cucina anche per qualche rappresentante o cliente che viene da lontano. Così, oltre a soddisfare la clientela con la vendita di vari articoli (quali catena per le stalle, falci, badili, vanghe, forche, accette, filo dì ferro, chiodi, viteria varia, cinghie, cuscinetti) tra un cliente e l'altro, si usciva per servire al distributore che era stato ampliato con tre nuove pompe: benzina, gasolio, miscela. Tutto il lavoro del negozio e del distributore era in mano alle donne.
A novembre 1966 nasce Barbara, figlia di Maria Pia e Marcello, sorella di Mario.
A marzo del 1969 viene a mancare papà Vittorio la cui bravura viene ancora adesso ricordata.
A settembre del 1970 Annunzio si sposa con Bruna Sigola. Tutti continuiamo la nostra vita insieme di condivisione, di lavoro, di allegria.
All'ultima inserita nella famiglia, Bruna, spetta anche il compito di apprendere le regole del commercio, per lei una novità. Anche le leggi finanziarie sono in continua evoluzione e proprio in quegli anni, precisamente nel 1972, viene soppressa l'imposta denominata I.G.E. (Imposta Generale sulle Entrate) e sostituita con l'attuale I.V.A. Questo comporta la necessità, all'interno dell'attività commerciale, di rivedere processi lavorativi, prezzi e metodi di vendita.
Nel 1974, per la felicità di nonna Carolina, nascono due bambini: a marzo Marco, figlio di Maria Pia e Marcelio e a luglio dello stesso anno Lorenzo, figlio di Bruna e Annunzio. Crescono come due fratelli e a novembre del 1979 a loro si aggiunge Giovanni, fratello di Lorenzo. I ragazzi respirano subìto la stessa passione e, se pur lontani dal centro del paese, trovano il tempo per lo studio, lo sport, gli amici.
Nel 1988, dopo anni di malattia, viene a mancare nonna Carolina, grande lavoratrice, donna di carattere e di generosità, sempre con il sorriso e la battuta pronta.
Nel 1991 Barbara si sposa con il suo capitano Giovanni Migliozzi. Da questo amore nascono quattro figli.
Nel frattempo il lavoro aumenta: motoseghe, decespugliatori, tosaerba, attrezzi e riparazioni sono sempre più richiesti dagli agricoltori, enti pubblici e privati.
Anche la domanda di utensili, di articoli tecnici di ferramenta, di metalli quali ferro, inox e alluminio, oleodinamica, ecc. a servizio di aziende, artigiani e privati. Tutto questo lavoro richiede nuovi spazi e anche l'esigenza di creare un'altra azienda, la Fiaba S.R.L., che nasce nel 1994.
Dopo qualche anno questa nuova azienda sì trasferisce nell'immobile dell'ex maglificio Berga in via Roma a Santa Maria, a cui viene fatto un grande restyling, per adeguarlo alla nuova attività di commercio con i rivenditori di tutta Italia nel settore del giardinaggio.
L'attività costruzione di archetti, manici e altro, diventata ditta "Fema" e trasferita in un immobile a Camisano Vicentino. Dopo una decina d'anni, rivelatesi non più redditizia, viene chiusa per dedicare risorse umane ed economiche al commercio.
Barbara si dedica sempre di più a viaggiare con lo zio Annunzio facendo da interprete in Germania, Inghilterra, Giappone, Stati Uniti durante i meeting e
le fiere del settore. Riescono ad ottenere l'esclusiva di distribuzione per l'Italia di marchi prestigiosi nel settore giardinaggio. Barbara si fa apprezzare per la scioltezza, anche tecnica, nella lingua inglese, per la sua simpatia e la risata pronta.

Motosega MGF

Gli anni Novanta trascorrono con molto fermento, prendendo decisioni importanti, perché il nuovo secolo si avvicina e vogliamo essere pronti. Il negozio è piccolo, vetusto, non adeguato per la sicurezza. Nel 2001 ne viene realizzato uno nuovo più luminoso e sicuro, prendendo spunto dai negozi milanesi del settore. Con tanta fatica facciamo il trasferimento e l'esposizione e finalmente siamo al passo con i tempi moderni, sia a livello informatico sia nel servizio ai clienti.
Sempre in quell'anno non possiamo dimenticare la fatica e l'impegno per affrontare il cambio monetario dalla lira all'euro. Circa tre mesi prima abbiamo dovuto prenotare le monetine da 1, 2, 5, 10, 20, 50 centesimi e da 1 e 2 euro per essere pronti al cambio per il primo di gennaio 2002.
Marco e Lorenzo, terminati gli studi universitari, si apprestano ad entrare nell'azienda in cui avevano da sempre prestato il loro aiuto e ne avevano respirato le necessità. Hanno creato la loro famiglia, hanno imparato a prendere decisioni e ad amare il lavoro, frutto del sacrificio e ripagato da tante soddisfazioni.
In seguito Giovanni, finiti gli studi e il servizio militare, porta in azienda una ventata di simpatia, si fa apprezzare per le sue competenze tecniche e per la sua disponibilità, sia dalle altre aziende che dai privati. Anche lui crea la propria famiglia. Il distributore di benzina, gasolio e miscela davanti al negozio, non era più a norma con le nuove regole. Si doveva spostare l'impianto e, a quel punto, abbiamo deciso di dismetterlo.

A novembre 2018 Marcelio, forte, generoso, grande maestro per tutti, dopo tre anni di malattia cessa di vivere. Undici mesi più tardi lo raggiunge la sorella Anna Maria, dopo una vita dedicata al lavoro, alla famiglia, alla preghiera, agli ammalati, sorridente, sempre pronta ad aiutare tutti ed esempio di rettitudine. Loro sono stati per noi un dono prezioso.
Nel 2020, a fine febbraio, comincia l'era Covid Sars-19. L'8 marzo viene decretata la chiusura di tutte le attività per evitare che il virus si diffonda. Ci sono molti morti, le terapie intensive sono piene di persone intubate perché la malattia colpisce i polmoni. La nostra attività, forte del codice ATECO a suo tempo assegnatoci, ha potuto rimanere aperta per il servizio ai clienti, ma obbligatoriamente fuori dall'ingresso. La nostra attività, come quella dei negozi di alimentari, farmacie ed altro, era stata inserita tra quelle indispensabili. Come altre ditte del nostro settore abbiamo avuto molte difficoltà: per tre mesi abbiamo potuto usufruire della cassa integrazione per i nostri lavoratori, attenerci alle nuove misure di sicurezza sanitaria rispettando l'uso di mascherine, guanti, igienizzante e distanziamento. Ogni giorno dovevamo igienizzare e pulire tutte le superfici per rispettare le norme previste dalle nuove direttive sanitarie. Il virus non ci abbandonava e tutto il mondo si fermò. Ad aprile-maggio non si poteva usare l'automobile se non con il pass per le urgenze.
L'estate è passata allentando le limitazioni ma, nell'inverno successivo, il virus è ritornato prepotente. A marzo 2021 sono arrivati i primi vaccini, che sono stati la salvezza per moltissime persone, mentre altre hanno avuto problemi e strascichi.
Oggi, a Marzo 2023, possiamo dire di essere tornati liberi, il virus è stato, forse, debellato. Pur essendo stati privati per alcuni periodi della nostra libertà, abbiamo imparato quanto sia stata importante la pulizia e l'igiene e la fortuna di avere cure e medicine. Abbiamo riscoperto la natura e apprezzato il contatto con le persone.

Negozio Fiaba snc

2023 - Camisano Vicentino. La Fiaba di via Mancamento

Questi 100 anni, dal 1923 al 2023, ci rendono orgogliosi di festeggiare, assieme alla quarta generazione, l'evoluzione del nostro lavoro: dal seghetto a mano alla motosega, dalla falce al decespugliatore, dalla pala per la neve allo spazzaneve, dalla zappa al motocoltivatore, dalla lima alla levigatrice, dalla scure allo spaccalegna e molto altro.
Dobbiamo ringraziare infinitamente i nostri mariti e la cognata Anna per averci lasciato autonomia nel lavoro e in famiglia. I nostri figli, Barbara, Lorenzo, Marco e Giovanni, che hanno creduto nelle loro idee innovative e hanno applicato le riforme ecologiche, informatiche e strutturali, rimanendo sempre fedeli a questo lavoro.
Un grazie sincero al genero Giovanni alle nuore Silvia, Roberta e Mara per essere entrati a far parte di questa grande famiglia e per averla sostenuta moralmente, senza dimenticare tutti i nipoti che ci danno soddisfazioni nello studio, nello sport e nell'affetto che ci trasmettono ogni giorno.
Un ringraziamento dal profondo del nostro cuore va ai nostri dipendenti di ieri e di oggi che, ognuno nel proprio ambito professionale, hanno aggiunto valore all'interno delle aziende. Senza di loro non saremmo arrivati a questo traguardo.
Un grande grazie va ai nostri tantissimi, affezionati clienti, la loro fiducia e costanza ci rendono felici e orgogliosi.
Un ringraziamento anche a tutti i professionisti che da sempre ci hanno supportato con il loro lavoro, in particolar modo lo "Studio Sigola Dottori Commercialisti Associati" che ci ha accompagnato e guidato fino ad oggi. Vicino alla famiglia Ferraretto, il dottor Franco è andato ben oltre la mera professione di commercialista e revisore dei conti. Al rigore e alla precisione imposti nella sua attività è riuscito ad affiancare una forte umanità riversando conoscenza a tutto tondo, a tutti.
Grazie anche ai nostri fornitori per aver creduto in noi e ai tanti amici che ci hanno dimostrato il loro affetto.
La famiglia Ferraretto di oggi e FIABA sono orgogliosi di continuare a sostenere la comunità, anche attraverso le attività sportive, le iniziative parrocchiali e comunali.
Oggi possiamo dire che negli anni abbiamo contribuito molto, in base alle nostre possibilità, ma abbiamo ricevuto ancora di più.
Grazie a tutti voi che leggete queste righe nella speranza che siano servite a infondere fiducia, perseveranza e affetto.
L'azienda è fatta di persone, circondarsi di persone giuste ed appassionate, crea un'azienda di successo. Cento anni, ma non finisce qui, la storia continua.

FIABA 100 ANNI LOGO